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Posts Tagged ‘Energia rinnovabile/Erneuerbare Energie’

A volte ritornano…chi sperava che dopo vari tentativi, anche nel nostro territorio, gli “appetiti” di realizzazione di una centrale a pompaggio, fossero definitivamente abbandonati deve, purtroppo, ricredersi. Di seguito (la traduzione) un articolo a firma di Maria Pichler apparso su “Die Weinstrasse”  n.4  di Aprile 2013 che ci racconta di un nuovo tentativo nei vicini Comuni di Bronzolo ed Aldino.

Inoltre sul quotidiano Dolomiten del 5.4.2013 si apprende che i colloqui per lo sviluppo del progetto procedono. Artigiani ed imprenditori di Bronzolo si sono trovati con il gruppo di progettazione ITERS. Concretamente si é parlato di coinvolgere l’imprenditoria locale nella mega opera che avrá tempi di realizzazione di ca. 30 mesi. Si parla di incarichi diretti alle imprese locali, costituite eventualmente in consorzio. Gli altri temi affrontati legati al progetto sono stati i possibili effetti sulle sorgenti,  gli scavi ed il trasporto dei relativi materiali, l’allacciamento alla rete, i temi legati ai finanziamenti, la sicurezza in generale, ecc. 

Rimaniamo in attesa di sviluppi, sperando che le forti voci contrarie a tali progetti che si sono alzate a Renon, Laives e Nova Ponente, non si facciano aspettare anche ad Aldino e Bronzolo.

Maria Pichler “Die Weinstrasse”  n.4  di Aprile 2013

Negli anni scorsi imprenditori privati hanno, a più riprese, proposto la costruzione di una centrale a pompaggio in Alto Adige, ora è la volta del bolzanino Andrea Repetto che ne propone una sotterranea tra Aldino e Bronzolo

“È una buona idea”, dice Andrea Repetto parlando della realizzazione di una centrale a pompaggio sotterranea, tra Aldino e Bronzolo. “Per la produzione d’energia pulita si tratterebbe di un passo importante, ottenere energia da fonti rinnovabili.”

Lavoriamo insieme all’idea

Andrea Repetto ha proposto ai due comuni di collaborare “Non esiste ancora un progetto vero e proprio” dice l’imprenditore. Questo sará predisposto con le amministrazioni pubbliche, coinvolgendo le popolazioni “in assoluta trasparenza, serietá e coerenza.”

L’alto Adige come batteria per l’Europa?

Per il portavoce del Dachverband per la protezione di natura ed ambiente, bisogna porsi la domanda fondamentale se l’Alto Adige voglia o meno, svolgere la funzione di “batteria d’Europa”. Secondo Riedl, abbiamo giá fatto il nostro dovere, “nel settore energetico la nostra Provincia produce giá due volte il proprio fabbisogno”. “Sarebbe meglio ora occuparsi di mobilitá e riscaldamento”, in questo momento infatti importiamo grandi quantitá di gasolio per trazione e riscaldamento.“

In ogni caso, secondo Riedl, pur non conoscendo il progetto di Repetto, il nostro territorio si presta, dal punto di vista orografico, alla realizzazione di una centrale a pompaggio. “Il territorio tra Aldino e Bronzolo è adatto” questi gli argomenti dell’imprenditore, un salto di quota di ca. 800 m, le caratteristiche geologiche della roccia, ma anche l’ubicazione della struttura individuata su terreni pubblici, lontani dagli insediamenti abitativi.

Scetticismo verso gli imprenditori privati

“Non siamo fondamentalmente contrari alle centrale a pompaggio, sempre che queste siano realizzate utilizzando strutture giá esistenti e senza pregiudicare il bilancio idrico dei fiumi”, rileva Riedl, “il riempimento iniziale ed unico del bacino è vantaggioso poiché non prevede una sottrazione continua d’acqua dai torrenti, ma ci si deve in ogni caso porre la domanda della provenienza dell’energia necessaria al funzionamento della centrale a pompaggio. Proviene dalle centrali eoliche del nordeuropeo o dalle centrali atomiche francesi?” Questo dipende solo dal gestore. “In ogni caso il mio scetticismo cresce, se consideriamo che i progetti di centrale a pompaggio, di cui fino ad ora si é parlato in Alto Adige, sono stati proposti esclusivamente da imprenditori privati, mentre i gestori delle nostre grandi centrali non si sono ancora fatti parte attiva”. In Val d’Ultimo la centrale esistente con un investimento di ca. 50-70 milioni di Euro potrebbe essere utilizzata coma centrale a pompaggio.

Investimenti per 500 milioni di Euro

La centrale a pompaggio tra Aldino e Bronzolo costerá secondo Andrea Repetto tra i 450 ed i 500 milioni di Euro. Investitori europei hanno giá dichiarato interesse al progetto, mentre tutta la parte finanziaria economica dell’operazione è seguita dagli studi di consulenza internazionale KPMG e PROTOS. Secondo il progettista è importante che le banche, artigiani ed imprese locali, cosí come l’universitá di Bolzano, siano coinvolti nel progetto.

Non senza l’OK della popolazione

L’opera in sé, secondo Andrea Repetto, non costituisce niente di straordinario, a parte le dimensioni della stessa (800.000 mc per ogni bacino di raccolta) “non c’è niente da nascondere, le problematiche devono essere risolte insieme.” Tra queste l’allontanamento del materiale di scavo o il possibile prosciugamento delle sorgenti. L’imprenditore sottolinea che l’opera sotterranea dopo la realizzazione non sará più visibile dall’esterno. Se amministrazioni e popolazione non dovessero sostenere il progetto o se i rischi, impatti e problemi derivanti dal progetto fossero troppo grandi si rinuncera al progetto, non esistono al momento siti alternativi.

I tentativi fino ad ora falliti

La contrarietá delle popolazioni è stata fino ad oggi il motivo principale che ha portato al fallimento delle precedenti proposte di centrale a pompaggio in Alto Adige “la paura dei disagi durante le fasi di di cantiere e gli impatti sulla natura sono stati i motivi dell’opposizione ai progetti” rileva il Sindaco di Nova Ponente e segretario generale di Aldino: Bernhard Daum. Va detto che nel vicino comune di Nova Ponente un precedente progetto di centrale a pompaggio prevedeva due bacini a cielo aperto nelle immediate vicinanze di masi agricoli.

Auspicabile un confronto obiettivo

Per i Sindaci di Aldino e Bronzolo l’idea è sicuramente interessante “non appena disponibile un progetto concreto, lo presenteremo” dice il sindaco di Bronzolo Benedetto Zito. Per il Sindaco di Aldino Christoph Matzneller, oltre ai vantaggi economici per il Comune, i ritorni positivi per gli abitanti e l’imprenditoria locale è fondamentale chiarire la compatibilitá ambientale del progetto. Per Matzneller è importante che il progetto sia valutato seriamente con l’ausilio di tecnici competenti ed esperti ambientali. Rimane quindi da attendere siano messi sul tavolo fatti e dati concreti per poter valutare pro e contro dell’operazione.

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Di seguito il testo di un interessante articolo apparso sul giornalino comunale di Nova Ponente. Tratta della proposta stazione di pompaggio  che inizialmente progettata unicamente nel territorio di Laives  vede ora interessare anche il territorio del confinante comune. I dubbi e le perplessitá espressi dai nostri “vicini” sono assolutamente condivisibili ed in linea con le critiche che noi VERDI di Laives abbiamo avuto giá modo di muovere al progetto.

Bei der Landesumweltagentur wurde ein Projekt zur Errichtung eines sogenannten Pumpspeicherwerkes eingereicht, um es dem Umweltverträglichkeits- prüfungsverfahren zu unterziehen. Neben anderen kleineren Projektvarianten sieht dieses Projekt in seiner maximalen Ausbaustufe die Errichtung zweier riesiger oberirdischer Speicherbecken mit einem Fassungsvermögen von 650.000 bzw. 950.000 m³ und einer unterirdischen Wasserkammer mit einem Volumen von 1.600.000 m³ vor.
Die gigantische, unterirdische Wasserkammer soll sich unterhalb des Fuchshofes tief in den Porphyrfelsen befinden.
Das benötigte Wasser wird der Etsch mittels eines langen Stollens (6 Meter Durchmesser) entnommen, um die Wasserkammer zu füllen.
Auf den „Noppn- Trotn“, oberhalb des Nopphofes und unterhalb des Prentner Hofes auf den Prentner Wänden sollen die beiden Speicherbecken errichtet und mit der Unterwasserkammer durch eine Druckleitung von 3 m Durchmesser verbunden werden.
Um sich das Ausmaß der Becken vorstellen zu können, sei bemerkt, dass die meisten Speicherbecken in Südtirol, die zur Kunstschneeerzeugung errichtet wurden, weniger als 100.000 m³ Fassungsvermögen aufweisen!! Demnach beanspruchen die besagten Becken eine sechs- bzw. zehnmal so große Fläche.
Pumpspeicherwerke werden heute als notwendige Infrastrukturen angesehen, um überschüssigen Strom aus alternativen Quellen (z.B. Windparks an der Nordsee) zwischenzuspeichern. Das Wasser wird zu diesem Zweck mit der überschüssigen Energie aus dem unterirdischen Speicher in die zwei Becken hochgepumpt. Bei  Stromengpässen wird durch Ablassen des gespeicherten Wassers Strom erzeugt und in das Netz eingespeist.
Solche Speicherbecken dürfen jedoch nicht auf Kosten der unberührten Landschaft errichtet werden und sie dürfen keine negativen Auswirkungen auf die Umwelt mit sich bringen. Der Standort der oberirdisch geplanten Becken betrifft zum einen unberührten Föhrenwald (Prentnerviertel) und zum anderen eine aus der Sicht des Umweltschutzes äußerst wertvolle, über Jahrhunderte gewachsene Kulturlandschaft („Noppn-Trotn“). Dieses landschaftlich wertvolle und auch von vielen Wanderern wegen seiner Unberührtheit geschätzte Gebiet bietet Lebensräume für seltene Pflanzen und Tierarten und muss unbedingt erhalten bleiben!
Bei den besagten Becken handelt es sich keineswegs um reizvolle Bergseen, wie gerne von den Betreibern  dargestellt, sondern um mit Plastikfolie (Beton oder Teer) ausgekleidete und mit einem hohen Maschendrahtzaun umgebene künstliche Behälter. Diese sind wegen der notwendigen Leerungen oft für längere Zeiträume ohne Wasser und damit für den Betrachter ein schockierender Anblick. Sie stellen eine regelrechte Zerstörung des  einmaligen Landschaftsbildes dar. (Einem in seinem Ausmaß wesentlich kleineren und mit weniger Aufwand unterirdisch geplanten Pumpspeicherwerk wurde vor Kurzem von der Rittner Bevölkerung eine klare Absage erteilt.)
Zum derzeitigen Zeitpunkt können noch keine genauen Aussagen über die Belastungen (Lärm, Staub, Abgase, Lkw-Verkehr, Straßenausbau und – schäden usw.) während der Bauphase gemacht werden, die sich voraussichtlich über viele Jahre hinzieht. Es ist jedoch sicher, dass wegen der riesigen Mengen an anfallendem Aushub- und Ausbruchmaterial nicht nur die unmittelbar betroffenen Höfe, sondern auch die gesamte Ortschaft Deutschnofen von den Folgen dieses massiven Eingriffs betroffen sein werden. Nicht zu unterschätzen sind die Risiken der gespeicherten Wassermassen, die eventuell die benachbarten Orte Leifers und Kardaun bedrohen. Außerdem kann die von der Gemeinde Deutschnofen propagierte touristische Bezeichnung „Perle der Alpen“ mit diesem  Wahnsinnsprojekt nicht vereinbart werden, denn diese steht nur unberührten Erholungsgebieten zu.
Der Anspruch auf derartig gewaltigen Raubbau an der Natur und auf skrupellosen Ausverkauf unserer Heimat sollte uns wohl allen zu denken geben.

Erwin Meraner, Albert Pfeifer

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Un progetto come la stazione di pompaggio della della South Tyrol Energy Srl di Masten puó essere valutato da molti punti di vista, generalizzando si puó comunque parlare di un possibile approccio di tipo tecnico-ingegneristico, economico ed ambientale. Naturalmente le considerazioni che noi consideriamo piú rilevanti sono quelle relative alla sostenibilitá ambientale che a sua volta puó essere di tipo sia globale che locale.

 L’impianto viene presentato come ecologico e di fondamentale importanza per il raggiungimento degli obiettivi fissati dal protocollo di Kyoto. Questo come giá evidenziato, sarebbe vero solo ed esclusivamente con l’utilizzo di energia proveniente da fonti rinnovabili. In questo caso, la “sostenibilitá globale” dell’impianto sarebbe garantita, diversamente, con utilizzo di energia derivata da fonti fossili, ci si allontanerebbe dagli obiettivi di Kyoto che prevedono naturalmente una riduzione generale delle immissioni (per l’Italia un 6,5% ) entro il 2012 e non un aumento. La sostenibilitá locale, altrettanto importante, é legata infine al sito scelto, ai rischi idrogeologici ed alle ricadute negative, che sono generalmente riconducibili alla lunga fase di cantiere.

Masten e la South Tyrol EnergySrl ci fanno gentilmente sapere che sono disposti a chiarire gli aspetti economici quali forma e garanzie relative alla liquidazione dei 2 milioni annui sventolati come “zuccherino” sotto il naso dell’amministrazione comunale, intendono dare chiarimenti sui nomi degli investitori stranieri coinvolti nel progetto, chiariranno i complicati aspetti tecnico–ingegneristici di tutte le fasi di costruzione e non mancheranno di dare le assicurazioni sull’aspetto ambientale, con un parere VIA che con ogni probabilitá, visti i precedenti del Renon, sará positivo, ma evitano accuratamente di dare indicazioni sulla effettiva provenienza dell’energia necessaria per far funzionare la stazione di pompaggio.

La questione come visto è fondamentale e quindi prima di qualsiasi studio di impatto ambientale, indagine idrogeologica di dettaglio, valutazione tecnico-economica, e studio di settore, la societá dovrebbe garantire l’utilizzo esclusivo di energia proveniente da fonti rinnovabili.

La cosa è fattibile? Si lo è, con con l’utilizzo ad esempio della garanzia di origine introdotta dalla direttiva 2001/77/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio (Art. 5) .

Si tratta di una certificazione che garantisce che l’energia utilizzata provenga al 100% da fonti rinnovabili. Ma come si fa ad avere la certezza che l’elettricità che viene usata sia effettivamente verde?

Esistono dei sistemi di certificazione europea autorevoli quali ad esempio il RECS (Renewable Energy Certificate System), a cui hanno aderito più di 200 tra produttori, distributori e società di certificazione di 24 Paesi, Italia compresa. Ecco il funzionamento: un produttore di energia richiede l’emissione di un certificato RECS per ogni MWh da rinnovabili che produce (in Italia la richiesta va fatta al Gestore dei Servizi Elettrici -GSE), ente a cui spetta anche il compito di controllare gli impianti, il certificato entra sul mercato e può essere acquistato da un altro operatore, come ad esempio la South Tyrol Energy Srl, che invece è un utilizzatore di energia. Il certificato viene annullato una volta che il cliente finale consuma l’energia corrispondente al certificato stesso. Acquistando i certificati RECS, con un piccolo sovrapprezzo per kWh, il consumatore contribuisce di fatto alla produzione di energia verde, il ricavato del sovrapprezzo infatti, al netto dei costi di gestione della certificazione internazionale, viene investito in nuovi progetti a fonti rinnovabili.

(Fonte: Gestore dei Servizi Elettrici – GSE)

Ovviamente il sovrapprezzo di pochi millesimi di Euro a kWh (a titolo di es. si parla di ca. 0.003 € per le utenze domestiche) corrisponde, a fronte del fabbisogno annuo dichiarato dell’impianto di Masten (688 GWh), ad una somma che supera abbondantemente i 2.000.000 di euro all’anno. Puó essere questo uno dei motivi della mancanza di risposte a riguardo? 

La garanzia di utilizzo esclusivo di energia “certificata” è quindi senza ombra di dubbio la prima cosa che questa amministrazione dovrebbe chiarire con la societá di Masten, pur rimanendo assolutamente valide tutte  le osservazioni e perplessitá legate alla “compatibilitá locale” giá abbondantemente espresse.

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